Traumatologia e Rieducazione

STRANE STORIE DI LEGAMENTI




Possibile giocare a calcio con il legamento crociato anteriore rotto? No, sicuro al 100%. Allora sentite questa. Giocatore di calcio professionista acquistato nel corso del mercato invernale. Problemi fisici? Nessuno. Gli ultimi due campionati giocati regolarmente senza in pratica saltare una partita. Arriviamo a pochi giorni fa e nel corso di un allenamento il ginocchio ha una piccola distorsione per un movimento in realtà banale. Prima sentenza in campo: nulla di grave, un po' di ghiaccio e domani si allena. In effetti domani si è allenato e così pure il giorno successivo, tanto da essere convocato per la partita di campionato. Io non lo avevo visitato e lo faccio negli spogliatoi prima del match, convinto della innocuità del caso. Ginocchio un po' gonfio, ma soprattutto lasso anterolateralmente. Diagnosi: sospetta lesione del legamento crociato anteriore, ma il ragazzo (e anche altri) mi guarda stupito. “Come è possibile? Io non ho avuto mai un trauma importante. Siamo sicuri?”. Dubbio ovviamente comprensibile. Comunque non lo schieriamo in campo. La risonanza magnetica conferma la diagnosi di lesione inveterata del legamento crociato anteriore. Gli dico che non può non aver avuto un trauma a quel ginocchio e salta fuori che due anni prima aveva avuto una distorsione di ginocchio con lesione del legamento collaterale mediale alla fine del torneo e la cosa si era poi risolta. Cosa è accaduto? Il trauma di due anni prima aveva lesionato in maniera subtotale anche il legamento crociato anteriore, probabilmente qualche fibra ancora restava integra e questo, insieme alla sorte di non aver subito altri traumi, ha permesso a quel ginocchio di resistere per due anni. Poi è bastata una sciocchezza per far crollare quel castello. Allora...100% che non si possa giocare col legamento crociato anteriore rotto?

Tendinopatia rotulea in adolescente



Paziente di 16 anni, giocatore di calcio col ruolo di portiere. Da due anni circa lamenta dolore alle ginocchia sotto sforzo che non gli impedisce gli allenamenti ma, importante, non gli permette di stare seduto a lungo. Alla fine dello scorso campionato trauma in iperflessione con forte dolore e sensazione acustica di un crac. Gli diagnosticano lo stiramento di un legamento e gli consigliano riposo nella pausa estiva. Ripresa degli allenamenti e dolore forte al ginocchio. Alla visita il dolore è sottorotuleo, non c’è alcun segno di instabilità nè di meniscopatia. Ovvio pensare al coinvolgimento del rotuleo, ma le immagini RM ci dicono che la situazione è anche peggiore del previsto: grave stato degenerativo del tendine all’ inserzione patellare. Pensandoci bene, ci sta! Due anni di dolore senza diagnosi e pertanto terapie, continuando con allenamenti anche giornalieri….Lo fermiamo e cerchiamo di capire quale possa essere la migliore strategia terapeutica possibile, non escludendo la chirurgia. Ah, dimenticavo di dire che la situazione del controlaterale è pressochè la stessa.


Traumi muscolari


Ci sono traumi che sfuggono ad una precisa tempistica in termini di recupero agonistico, sono quelli muscolari. Vero, sono state fatte tante classificazioni con l’ aiuto di metodi di imaging, ultima la risonanza, ma una precisa coincidenza tra la scomparsa di segni di lesione e la guarigione completa ancora non c’è. In ambedue i sensi: l’ ecografia si normalizza prima, la risonanza dopo il recupero. E i tests in campo? Sbagliato basarsi su di loro. Un test, per quanto massimale, è sempre controllato mentalmente ed non ha mai quelle caratteristiche di imprevedibilità che possono manifestarsi in gara. E allora? Allora mai come in questo caso occorre sensibilizzare l’ atleta, spiegargli che la decisione finale spetta a lui, alle sue percezioni, alla sua sensibilità, alla sua testa. Il comfort psicofisico dovrà essere totale, nessun anche minimo messaggio negativo da quel muscolo, convinzione di perfetta e completa guarigione. Alla faccia di imaging e tests….