Traumatologia e Rieducazione

LESIONE DEL TENDINE DISTALE DEL BICIPITE OMERALE


La rottura del tendine distale del muscolo bicipite omerale è evento raro, sicuramente meno frequente di quella prossimale. La diagnosi è semplice: già il racconto del paziente potrebbe essere sufficiente, ma la visita e poi l' indagine strumentale, in questo caso l' ecografia è molto chiara, consentono di stabilire la tipologia e l'entità del danno. Il problema a questo punto è cosa fare. Trattamento conservativo o chirurgico? Diverso il discorso per il tendine prossimale che intanto è doppio e poi, vicariato anche da altri gruppi muscolari, non lascia in caso di rottura deficit funzionali sensibili e pertanto non è mai (o quasi) chirurgico. Il tendine distale è unico e per questo la sua rottura provoca un deficit funzionale importante, parliamo di forza nei movimenti di flessione e pronazione dell' avambraccio. Sarà il paziente a decidere se accettare questa limitazione o intervenire, ovviamente in base all' età, alla dominanza dell' arto ed alle sue esigenze lavorative e sportive. La chirurgia consiste nel reinserire il tendine alla tuberosità del radio, in una regione anatomica delicata. Segue un periodo di immobilizzazione del gomito di 3 – 4 settimane ed infine, alla rimozione del tutore, un cauto e progressivo piano rieducativo volto al recupero dell' articolarità e del tono – trofismo muscolare. I risultati sono in genere ottimi.

INFILTRAZIONI ECOGUIDATE

DELL' ANCA


Le infiltrazioni endoarticolari costituiscono ormai da tempo un punto fisso nella terapia della malattia artrosica.

Oltre ai cortisonici, dotati di sola azione antiinfiammatoria e pertanto destinati ad ottenere nella migliore delle ipotesi un successo momentaneo, il farmaco più comunemente utilizzato è l'acido ialuronico (HA), una molecola naturalmente sintetizzata dalle cellule sinoviali che, oltre ad essere responsabile delle proprietà viscoelastiche del liquido articolare, contribuisce ai meccanismi di lubrificazione nelle condizioni di carico e protegge parzialmente il tessuto dalla penetrazione di cellule infiammatorie o dagli enzimi litici; molte osservazioni hanno documentato che il liquido sinoviale nei pazienti artrosici è poco viscoso a causa della diminuzione di HA, pertanto la sua infiltrazione serve a migliorare le proprietà fisiologiche del fluido articolare.

La letteratura mondiale è concorde nel riconoscere i benefici di questo farmaco e la pressochè totale assenza di effetti avversi.

Il ginocchio è sicuramente l'articolazione che più si è giovata della somministrazione di HA per la relativa facilità della tecnica infiltrativa.

L'anca è sede frequente di artrosi, ma molto più difficile da infiltrare per le sue caratteristiche anatomiche e per la prossimità di vasi e nervi anche se, per quanto sopra detto, si gioverebbe molto dell'azione dell'HA.

Grazie alla guida ecografica il problema si risolve: la sonda permette di individuare lo spazio articolare e di seguire esattamente l'accesso dell'ago al suo interno ed il deflusso del liquido iniettato, assicurando così la correttezza del trattamento.

L'infiltrazione endoarticolare d'anca è pertanto un atto di assoluta competenza medica, praticato da uno specialista ortopedico o traumatologo che abbia dimestichezza con l'ecografia oppure, meglio ancora, che operi in collaborazione con un ecografista, rispettando ovviamente tutte le norme igieniche.

Sicuramente, come per il ginocchio, molti pazienti beneficieranno del trattamento infiltrativo e comunque si avrà un'altra arma a disposizione contro l'artrosi della coxo-femorale prima di procedere alla chirurgia protesica.




STRANE STORIE DI LEGAMENTI




Possibile giocare a calcio con il legamento crociato anteriore rotto? No, sicuro al 100%. Allora sentite questa. Giocatore di calcio professionista acquistato nel corso del mercato invernale. Problemi fisici? Nessuno. Gli ultimi due campionati giocati regolarmente senza in pratica saltare una partita. Arriviamo a pochi giorni fa e nel corso di un allenamento il ginocchio ha una piccola distorsione per un movimento in realtà banale. Prima sentenza in campo: nulla di grave, un po' di ghiaccio e domani si allena. In effetti domani si è allenato e così pure il giorno successivo, tanto da essere convocato per la partita di campionato. Io non lo avevo visitato e lo faccio negli spogliatoi prima del match, convinto della innocuità del caso. Ginocchio un po' gonfio, ma soprattutto lasso anterolateralmente. Diagnosi: sospetta lesione del legamento crociato anteriore, ma il ragazzo (e anche altri) mi guarda stupito. “Come è possibile? Io non ho avuto mai un trauma importante. Siamo sicuri?”. Dubbio ovviamente comprensibile. Comunque non lo schieriamo in campo. La risonanza magnetica conferma la diagnosi di lesione inveterata del legamento crociato anteriore. Gli dico che non può non aver avuto un trauma a quel ginocchio e salta fuori che due anni prima aveva avuto una distorsione di ginocchio con lesione del legamento collaterale mediale alla fine del torneo e la cosa si era poi risolta. Cosa è accaduto? Il trauma di due anni prima aveva lesionato in maniera subtotale anche il legamento crociato anteriore, probabilmente qualche fibra ancora restava integra e questo, insieme alla sorte di non aver subito altri traumi, ha permesso a quel ginocchio di resistere per due anni. Poi è bastata una sciocchezza per far crollare quel castello. Allora...100% che non si possa giocare col legamento crociato anteriore rotto?

Tendinopatia rotulea in adolescente



Paziente di 16 anni, giocatore di calcio col ruolo di portiere. Da due anni circa lamenta dolore alle ginocchia sotto sforzo che non gli impedisce gli allenamenti ma, importante, non gli permette di stare seduto a lungo. Alla fine dello scorso campionato trauma in iperflessione con forte dolore e sensazione acustica di un crac. Gli diagnosticano lo stiramento di un legamento e gli consigliano riposo nella pausa estiva. Ripresa degli allenamenti e dolore forte al ginocchio. Alla visita il dolore è sottorotuleo, non c’è alcun segno di instabilità nè di meniscopatia. Ovvio pensare al coinvolgimento del rotuleo, ma le immagini RM ci dicono che la situazione è anche peggiore del previsto: grave stato degenerativo del tendine all’ inserzione patellare. Pensandoci bene, ci sta! Due anni di dolore senza diagnosi e pertanto terapie, continuando con allenamenti anche giornalieri….Lo fermiamo e cerchiamo di capire quale possa essere la migliore strategia terapeutica possibile, non escludendo la chirurgia. Ah, dimenticavo di dire che la situazione del controlaterale è pressochè la stessa.


Traumi muscolari


Ci sono traumi che sfuggono ad una precisa tempistica in termini di recupero agonistico, sono quelli muscolari. Vero, sono state fatte tante classificazioni con l’ aiuto di metodi di imaging, ultima la risonanza, ma una precisa coincidenza tra la scomparsa di segni di lesione e la guarigione completa ancora non c’è. In ambedue i sensi: l’ ecografia si normalizza prima, la risonanza dopo il recupero. E i tests in campo? Sbagliato basarsi su di loro. Un test, per quanto massimale, è sempre controllato mentalmente ed non ha mai quelle caratteristiche di imprevedibilità che possono manifestarsi in gara. E allora? Allora mai come in questo caso occorre sensibilizzare l’ atleta, spiegargli che la decisione finale spetta a lui, alle sue percezioni, alla sua sensibilità, alla sua testa. Il comfort psicofisico dovrà essere totale, nessun anche minimo messaggio negativo da quel muscolo, convinzione di perfetta e completa guarigione. Alla faccia di imaging e tests….