Dr Giorgio Del Gobbo
Dr Giorgio Del Gobbo | Traumatologia e Riabilitazione

anamnesi

Febbraio 20th, 2019 by admin

Significa “ricordo”. Parola chiave in medicina. Ogni caso clinico in qualunque branca specialistica ha una sua anamnesi. Conoscere la storia medica di un paziente può confermare un sospetto diagnostico o scartarlo ed orientare verso soluzioni inizialmente scartate. Tutto, anche quello che apparentemente non è significativo, può essere importante. E poi è il primo contatto col paziente, l’ inizio di un dialogo, la costruzione di un rapporto di fiducia. Già dalle prime risposte possiamo capire le sue note caratteriali,  farci un’ idea di chi abbiamo di fronte e che atteggiamento avere per diventare suo confidente. Sì, confidente, perchè non tutti amano raccontare i malanni della loro vita. Allora anamnesi  dalla doppia valenza, clinica e psicologica, momento fondamentale di ogni visita per arrivare  a formulare un’ ipotesi diagnostica.

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traumi da sci

Gennaio 10th, 2019 by admin

 

Sono stato a sciare e mi ha impressionato il numero di incidenti cui ho avuto modo di assistere o di avere notizia. Non c’ è stato giorno in cui la motoslitta di soccorso abbia avuto un pò di riposo. La vedevi sempre su e giù per le piste. Tutti gravi? Beh, bisogna mettersi d’ accordo sul concetto di gravità. Tralasciamo i casi mortali o neurologici (ce ne sono stati di recente), fortunatamente rari, ma una frattura di gamba o una lussazione di spalla sono gravi? Io credo di sì, dal momento che comunque porteranno ad un periodo più o meno lungo di inabilità alle attività quotidiane ed al lavoro. Quello che fa maggiormente rabbia è che la maggior parte degli incidenti avviene per scontri tra sciatori, ovvero per mancata prudenza in piste superaffollate e, incredibile, i meno prudenti sono spesso i meno bravi. Cosa fare? Nulla, non ci sono regole, anche se si era parlato di ipotetico codice di compartamento. Solo una regola per chi si trovi a sciare un giorno con tante persone in pista: attenzione, attenzione, attenzione….

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ma chi le fa le leggi?

Novembre 17th, 2018 by admin

E’ appena uscito (e fortunatamente già bloccato dal TAR Lazio) un decreto del Ministero della Sanità che regola l’ utilizzo della risonanza magnetica. Qualche mente illuminata ha deciso che ogni esame debba essere presenziato dallo specialista radiologo che in pratica accoglie il paziente, gli fa l’ anamnesi, lo sistema sul tavolo, decide quali sequenze effettuare, le esegue, lo fa scendere e, questo è opzionale, alla fine lo omaggia di un simpatico gadget. Qualche considerazione. La risonanza magnetica, come l’ ecografia, non ha alcuna emissione di radiazioni ionizzanti e non vedo perchè dovrebbe rientrare tra gli esami radiologici. E poi, il tecnico radiologo allora a che serve? Possibile che solo il medico  specialista  sia in grado di raccogliere l’ anamnesi per un esame che, a parte il pace – maker, non presenta in pratica controindicazioni o rischi? Tra l’ altro il radiologo, tra le varie figure mediche non ha quasi mai contatti col paziente e pertanto è forse quello meno indicato a raccogliere un’ anamnesi precisa. E a proposito di controindicazioni, il campo magnetico va da 0,2 a 4 Tesla per i  vari macchinari, una differenza enorme! I bassi campi settoriali, utilizzati per l’ osteoarticolare, ormai verranno utilizzati anche per chi ha un pace – maker e possono tranquillamente essere usati in gravidanza, credo che nessun esame diagnostico sia più sicuro! Sono comunque convinto dell’importanza della presenza di un medico durante lo svolgimento della risonanza, così come dovrebbe essere presente in qualunque altra prestazione sanitaria, ma l’ esame deve essere gestito e condotto dal tecnico che al bisogno potrà contare su di lui.  Niente di più semplice e professionalmente corretto perchè, ricordiamolo, i tecnici di radiologia sono laureati. E ancora, nel 2018 c’è la teleradiografia con cui si possono inviare le immagini attraverso il web ed il radiologo può tranquillamente refertarle da qualsiasi postazione senza essere presente. Chi l’ ha pensata questa legge? A favore di chi? Con quale scopo? Invece di semplificare si deve complicare, burocratizzare, protocollare… Eppure qualcuno al governo ci aveva promesso altre cose.

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fratture vertebrali

Settembre 20th, 2018 by admin

Certo, quando si parla di fratture vertebrali si è sempre impauriti. La connessione con le strutture nervose del midollo fa sempre pensare ad un possibile problema neurologico, meglio trattarle con tutte le precauzioni. Vero, verissimo. Però di fratture vertebrali ce ne sono di tanti tipi e di diversi distretti. Allora, per quanta prudenza si voglia utilizzare, come si fa ad immobilizzare in corsetto e costringere a letto (o poco più) per 120 giorni un lieve avvallamento della limitante somatica superiore di L1 a 32 anni di età? Come si fa a non avere rispetto per una persona che per 4 mesi dovrà tribolare tanto. Per cosa? Per niente. Nnon ci sono rischi neurologici nè rischi di crollo. C’ è stato un evento traumatico importante, no osteoporosi. E’ il classico caso in cui l’ immobilizzazione, inutile per tutto quel tempo, produrrà molti più danni della frattura stessa. Torniamo allora al discorso dei protocolli. Frattura vertebrale: trattare con corsetto e riposo a letto per 100 – 130 giorni. Ma il tipo di frattura e l’ età del paziente e l’ evento traumatico non contano nulla? Evidentemente no, il protocollo non lo contempla. Bene, andiamo avanti così,  evitiamo la fatica di ragionare e non ci  prendiamo responsabilità. Permettetemi però un messaggio per tutti quelli che si attengono ai protocolli in una professione come quella sanitaria in cui tutti sbandierano lo slogan del “paziente prima di tutto”, dei modelli “bio – psico – sociali” e menate varie: CAMBIATE MESTIERE!

Sì, sono un pò arrabbiato, ma stamattina ad un controllo di frattura somatica con lieve avvallamento di L1 un mio paziente di 32 anni , dopo 90 giorni estivi passati a letto con corsetto ad imprecare  si è sentito dire che doveva continuare altri 30 giorni.

P.S.: io non lo avrei nemmeno messo il corsetto.

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