Dr Giorgio Del Gobbo
Dr Giorgio Del Gobbo | Traumatologia e Riabilitazione

la sindrome della bendeletta

Ottobre 12th, 2014 by admin

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Volevo parlare un po’ della sindrome bendeletta ileo – tibiale perchè non è poi così infrequente e può portare, se non riconosciuta, ad importanti errori diagnostici. Il tratto ileo – tibiale è una lunga banda di tessuto fibroso situato sulla parte esterna della coscia e rappresenta il tendine del muscolo tensore della fascia lata con alcune fibre derivanti dal muscolo grande gluteo. Si inserisce distalmente al tubercolo di Gerdy sulla tuberosità laterale della tibia dopo essere passata, separata da una borsa di scorrimento, sul condilo laterale del femore. La sua azione è fondamentale per l’ equilibrio del bacino durante il passo e la corsa. In un periodo di allenamento intenso, come la preparazione estiva nel calcio o un aumento del kilometraggio nel running, in ginocchia tendenti al varismo (calciatore), il continuo sfregamento contro la superficie ossea del condilo può superare le capacità di protezione della borsa e generare una infiammazione da attrito. Importante l’ anamnesi che deve escludere traumi ed evidenziare la sua insorgenza graduale e peggiorativa; l’ atleta dice che dopo un certo numero di minuti il ginocchio comincia a dare dolore, lo costringe a fermarsi aggravandosi negli allenamenti successivi. La clinica evidenzia che la zona di dolore si trova al di sopra dell’ emirima articolare esterna, la palpazione della sede è dolorosa specialmente se si stressa il ginocchio in varo e lo si estende, a volte può essere presente uno scroscio che in tal caso è diagnostico. Importante la localizzazione della sede della lesione e l’ esclusione di traumi per evitare, come a me capitato di vedere, di far diagnosi di lesione meniscale esterna ed inviare il paziente ad una chirurgia inutile. Ecografia e risonanza magnetica possono essere di aiuto. Riposo dalla corsa, ghiaccio, mesoterapia antiinfiammatoria e terapia fisica sono indicati in fase acuta che può anche prolungarsi e dipende dall’ individuazione precoce del problema in quanto uno stop tardivo allunga notevolmente la risoluzione dello stesso; plantari e bendaggio kinesiologico per la ripresa che dovrà essere graduale, pena il ritorno del dolore. Importante lo stretching della fascia, non sempre semplice da mettere in tensione. Io suggerisco l’ esercizio che mostro all’ inizio dell’ articolo.

Posted in traumatologia e rieducazione

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