Dr Giorgio Del Gobbo
Dr Giorgio Del Gobbo | Traumatologia e Riabilitazione

povere dita!

Gennaio 16th, 2011 by admin

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Capita spesso di vedere traumi delle dita, soprattutto quando si seguono sports come basket o volley e capita quasi sempre (anche a me) di trascurarle. In effetti, a parte le lesioni del pollice o fratture evidenti, si tende a dare poca importanza a distorsioni o lussazioni interfalangee ed addirittura, dopo averle ridotte in campo e steccate col nastro, spesso si lascia continuare il gioco. Ecco, è proprio questo il problema: un trauma al dito consente di giocare e non è ammissibile in ambito sportivo concedere 15-20 giorni di riposo, la norma in tanti altri infortuni di scarsa gravità. In pratica le articolazioni interfalangee, i tendini flessori ed estensori, i muscoli interossei e lombricali, tutte le strutture che possono permettere i movimenti delle dita solo se funzionalmente “accordati”, non godono di dignità terapeutica se non l’ applicazione di un taping o di uno splint che spesso non è tollerato e quindi viene eliminato quasi subito. Come tutte le articolazioni maltrattate il risultato sarà una deformità e/o un deficit funzionale. Il più frequente è il quadro denominato “en boutonniere” in cui al danno articolare si aggiunge l’ atteggiamento in flessione della interfalangea prossimalee e quello in iperestensione della interfangea distale a causa della rottura, al momento del trauma, dell’ asola centrale del tendine estensore delle dita; sintomi, oltre alla deformità stabilizzata, dolore persistente e limitazione funzionale che provoca, tra l’ altro, anche l’ impossibilità di chiudere e stringere il pugno. Una stupidaggine? Chi lo pensa dovrebbe andare a sentire chi ne soffre perchè, ricordate, ci si accorge di quanto sia importante anche il più piccolo segmento anatomico solo quando se ne perde anche parzialmente l’ uso.

Posted in traumatologia e rieducazione

One Response

  1. Valerio Schifano

    Anche in questo caso mi trovo assolutamente in sintonia con ciò che ha scritto. Tuttavia penso che la strategia terapeutica possa cambiare da atleta ad atleta. Rimane chiaro che 20 giorni di riposo sono da escludersi, ma se l’infortunato è il primo palleggiatore o il play-maker… La musica cambia (credo). Nonostante il fatto che per la maggior parte delle Soc. Sportive di medio livello, il tema della prevenzione sia quasi sconosciuto, personalmente sto assistendo ad un sempre maggiore interesse verso le pratiche fisioterapiche…

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