Luglio 7th, 2010 by admin

Dialogo (reale) tra un terapista che sta seguendo un ragazzo di 17 anni operato di ricostruzione del legamento crociato antreriore da 20 giorni e sua madre:….”signora, suo figlio sta andando bene, ma ha fatto solo 5 sedute di riabilitazione, non è ancora guarito e a mio avviso dovrebbe continuare!”; “ma no, basta, lo vedo camminare, ormai è a posto e poi mi sono organizzata per il mare e ci siamo stufati, fa caldo!”; “signora, mi permetto di insistere, il ginocchio non può essere a posto dopo 20 giorni da un intervento come questo, deve assolutamente proseguire la rieducazione, così avrà problemi sicuramente…”; ”guardi, ho parlato anche col chirurgo, mi ha detto che va bene così e di proseguire con il nuoto al mare”; “ma signora, suo figlio mi ha detto ch non sa nuotare!”….
Il commento nel prossimo articolo, intanto riflettete: chi è più pazzo, il ragazzo, la madre o il chirurgo? Io un’ idea ce l’ho!
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Giugno 16th, 2010 by admin

Prendo spunto da un caso clinico recente (l’ ennesimo del genere) per fare qualche considerazione. Ernia discale S1 paramediana sin. espulsa e migrata caudalmente già evidenziata dodici mesi prima a seguito di episodio sciatalgico; da dieci gg. circa dolore lombosciatalgico sin., notevole limitazione funzionale, scarsa risposta ai farmaci antinfiammatori non steroidei per rifiuto di assumere cortisonici. Il proprietario dell’ ernia sopra menzionata decide allora di recarsi da un qualcuno (oggi c’è un po’ di confusione con i titoli professionali) che non vuole vedere la risonanza, comincia ad effettuare tutta una serie di manovre ed alla fine dice “metti un po’ di ghiaccio, non prendere assolutamente farmaci perché ti ho messo a posto e domani starai bene”. Io non voglio mettere in dubbio la competenza e la bravura di quel “qualcuno” né tanto meno l’ efficacia delle sue manovre, per carità! E’ quella sorta di presunzione arrogante che mi infastidisce, quella menzogna detta al paziente, perché succederà anche che domani starà bene, ma nessuno (forse solo uno sciamano) può averne la certezza. “Ti ho messo a posto”, “ti ho riequilibrato”, “ti ho riassettato”, con due o tre manovre, come fossimo tutti dei computer, gli stessi che parlano di visone olistica (per me non sanno cosa significa) dell’ individuo malato. Scusa la franchezza, caro qualcuno, ma non è così che si agisce. A proposito, adesso spiegaglielo tu al proprietario dell’ ernia perché poi per una settimana non si è alzato dal letto ed ha dovuto ricorrere a cortisonici a dosi elevate!
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Giugno 4th, 2010 by admin

Come molte altre entità cliniche (lombalgia, cervicalgia, pubalgia…) il termine talalgia significa semplicemente dolore al tallone e pertanto, come in molte altre entità cliniche, è assolutamente aspecifico e occorre ricercarne la causa. Nella grande maggioranza dei casi la responsabile è l’infiammazione della fascia plantare alla sua inserzione e/o lungo il suo decorso al retro piede e la principale diagnosi differenziale va fatta con la tendinopatia inserzionale dell’ achilleo cui a volte si associa. È una patologia ovviamente non grave, ma fortemente invalidante, una sciocchezza che spesso viene trascurata, diventa cronica e poi si fa ricordare ad ogni passo. La terapia è difficile per lo spessore della cute nella zona, per la scarsa vascolarizzazione e soprattutto perché la quasi totalità dei pazienti rifiuta l’ idea (o non può per lavoro) di utilizzare le stampelle per muoversi, unica maniera per concedere riposo funzionale alla fascia plantare. Occorre trovare un compromesso: conciliare lo stress provocato dalla stazione eretta e dal cammino con la necessità di scarico del retropiede utilizzando presidi terapeutici che lo consentano. Dopo aver escluso eventuali condizioni predisponenti io mi muovo in tre direzioni: eliminare quanto più possibile lo stato infiammatorio con l’ unica forma di terapia fisica efficace, le onde d’ urto; spostare il carico in stazione eretta e durante il cammino sull’ avampiede: scarpe con tacco di 4 -5 cm.; mettere in detensione la fascia plantare quando si può, ad esempio di notte: night splint. I risultati sono buoni, ma quasi mai immediati ed è necessario convincere il paziente ad aspettare, perché una patologia cronicizzata non può risolversi subito, ma di pazienti con pazienza se ne trovano sempre meno!
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Maggio 24th, 2010 by admin

Anche quest’ anno devo uscire dai temi del mio blog per sottoporvi un quesito:
ABBIAMO VINTO QUALCOSA?
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