Dr Giorgio Del Gobbo
Dr Giorgio Del Gobbo | Traumatologia e Riabilitazione

bone bruise e bone marrow edema

Dicembre 4th, 2011 by admin

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L’ ampio utilizzo della risonanza magnetica ha permesso di evidenziare patologie ossee misconosciute in quanto non visibili ai comuni esami radiografici; fra queste il bone bruise ed il bone marrow edema sono in assoluto le più frequenti. Il primo è espressione quasi sempre di un evento traumatico acuto che scarica una grande forza compressiva su un segmento osseo, risulta identificabile come un’area focale di anormalità del segnale a livello midollare, riconducibile a microfratture trabecoleari, contestuali ad una situazione edematosa ed emorragica intramidollare, senza che peraltro sia evidenziabile una distruzione della corticale ossea o della cartilagine articolare. Il termine stesso di “bruise” (contusione) , sta ad indicare l’origine traumatica dell’alterazione strutturale del midollo osseo, che si presenta come una regione di ipointensità di segnale nelle sequenze T1 pesate e di iperintensità nelle sequenze T2 pesate e STIR (Short T1 Inversion Recovery). Dai primi anni ’80 in poi, il fenomeno è stato associato in modo sempre più crescente ai danni di origine traumatica a livello dell’articolazione del ginocchio ed in particolare alle lesioni del LCA. Sempre nell’ambito della traumatologia sportiva, sono comunque frequenti, anche se in proporzione quantitativamente minore, fenomeni di bone bruise in associazione ad eventi traumatici a livello dell’articolazione coxo-femorale e tibio -astragalica;il suo vero significato clinico ed i suoi esatti tempi di risoluzione appaiono ancora piuttosto incerti anche se indubbiamente può essere associato alla persistenza di una sintomatologia algica non altrimenti spiegabile. La sindrome del “bone marrow edema”, non presenta un eziologia di tipo traumatico ed è di maggior riscontro a livello dell’articolazione coxo-femorale e del femore prossimale. Era stata considerata inizialmente come una forma di osteoporosi transitoria, ma oggi ha assunto una propria identità, sia clinica che radiografica, ben precisa. Tuttavia l’eziologia non è attualmente ancora nota, anche se diversi Autori, come causa primaria, avanzano l’ipotesi di un ischemia transitoria dell’osso spongioso. Le alterazioni di maggior rilievo sono costituite, da un punto di vista anatomo-patologico, da necrosi a carico delle cellule adipose e del midollo emopoietico, nonché da un contemporaneo aumento dei fluidi extracellulari contestuale alla presenza di tessuto di natura fibrovascolare, caratteristico di una situazione edematosa. Come nel caso del bone bruise, anche il bone marrow edema appare alla RM come una zona di ipointensità di segnale nelle sequenze T1 pesate e di iperintensità nelle sequenze T2 pesate. La sintomatologia è di tipo algico-disfunzionale e la sua risoluzione è in genere spontanea in un periodo compreso tra i 6 ed i 9 mesi; il trattamento è in genere sintomatico, anche se ultimamente è stata considerata l’efficacia della terapia iperbarica e delle onde d’ urto.

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Aggiornata area download

Novembre 28th, 2011 by admin

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Nuovi lavori riferiti alle patologie dell’anca nell’area download:
L’Artroscopia dell’anca: indicazione e relive surgery - dr G. Caraffa e dr R. Di Matteo
L’anca dolorosa pediatrica - dr M. Peroni

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una decisione difficile

Novembre 25th, 2011 by admin

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  Stremati dalle fatiche congressuali di Reggio Calabria io e il dr Giorgio Caraffa eravamo ad un bivio. Casualmente avevamo portato con noi l’ attrezzatura subacquea, altrettanto casualmente avevamo chiesto al Presidente del convegno prof Panuccio di trovarci un accompagnatore con una barca e, non ci crederete, quel giorno il sig. Bruno era libero. Decisione difficilissima: partecipare alla sessione pomeridiana incentrata sulle modalità di risparmio del budget oppure farsi una pescatina nelle splendide acque dello stretto di Messina? A malincuore, veramente a malincuore abbiamo optato per la seconda possibilità ed abbiamo trascorso un pomeriggio in mare. Ancora oggi ci chiediamo: avremo sbagliato?

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uno sciatore sfortunato

Novembre 5th, 2011 by admin

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A proposito di casi clinici quasi unici e comunque il primo nella mia esperienza voglio proporne uno che mi è capitato pochi giorni fa. Un ragazzo di 18 anni, sciatore agonista, durante un allenamento di slalom gigante urta col ginocchio destro un paletto di una porta a 60 – 70 all’ora di velocità, cade e l’ attacco destro non si sgancia. Accompagnato in un ospedale della zona viene sottoposto ad esame Rx (negativo anche se a ben guardare si notava un frammento intraarticolare), quindi dimesso con una stecca gessata. Lo visito appena rientrato a casa (era in Austria) ed il ginocchio è veramente brutto: gonfio, tumefatto nei tessuti molli, con un’ evidente ecchimosi diffusa, completamente estraneo al controllo muscolare e, per quanto mal valutabile, molto instabile. La faccio breve, l’ esame Rm subito effettuato rivela: rottura del tendine rotuleo, distacco osteocondrale dal condilo femorale mediale, rottura del legamento crociato anteriore, del punto d’ angolo postero-esterno e del legamento collaterale mediale! Come può essere successo tutto questo? La mia ipotesi è che l’ urto contro il paletto abbia rotto il tendine ed il ginocchio, una volta svincolato da questo freno, abbia ceduto; l’ attacco che non sgancia a 70 all’ ora ha fatto il resto. Ora si procederà alla chirurgia in due tempi: dapprima la riparazione del tendine rotuleo e la successiva riabilitazione, poi la ricostruzione capsulo-legamentosa e la nuova riabilitazione. Tempi molto lunghi, ma si farà di tutto perché il ragazzo torni a sciare!

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