l’ impiego delle onde d’ urto
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Da qualche tempo sto utilizzando le onde d’ urto focali ed è tempo di fare le prime riflessioni. Devo dire che ero un po’ scettico, avevo sentito e letto pareri contrastanti e non ero pienamente convinto, tanto che ho voluto farmi lasciare il macchinario in prova per due mesi iniziando ad impiegarlo per le patologie consigliate: tutte le tendinopatie cronicizzate, le fasciti plantari, i ritardi di consolidazione, le fibrosi muscolari. I risultati sono stati incoraggianti ed i pazienti quasi sempre soddisfatti a parte l’ innegabile dolore durante l’ applicazione, peraltro mai tale da causarne l’interruzione. Ho utilizzato tre – cinque sedute a distanza di circa una settimana alla massima intensità possibile con fuoco concentrato sulla lesione. Questo concetto è molto importante perché, avendo la possibilità di concentrare la potenza a profondità variabili da 0 a 5 cm. è fondamentale sapere esattamente dove colpire, motivo per cui diventa indispensabile l’ esame ecografico senza il quale l’ efficacia sarebbe quantomeno casuale e forse questo è uno dei motivi della scarsa validità della metodica insieme all’ utilizzo di macchinari capaci di generare onde d’ urto radiali, meno penetranti e meno concentrate. Io credo che, accertate le indicazioni cliniche ed effettuata un’ ecografia (o una radiografia nei difetti di consolidazione), l’ onda d’urto focale rappresenti una tecnica elettiva in tante patologie cronicizzate e resistenti alle terapie tradizionali, sicura, ripetibile e praticamente priva di effetti indesiderati a parte il dolore durante il trattamento, cui però il paziente deve essere preparato da una preventiva ed esauriente spiegazione.
Posted in traumatologia e rieducazione
Dicembre 9th, 2009 at 23:12
Ho seguito un tennista a livello master con una epicondilite persistente. Trattato con protocolli riabilitativi complessi non riusciva ad avere risultati soddisfacenti, mentre ha avuto la risoluzione della sintomatologia con un ciclo di onde d’urto. In associazione a tonificazione specifica, stretching segmentario e taping kinesiologico.