Marzo 6th, 2010 by admin

L’ utilizzo del PRP, da tempo conosciuto in ambienti molto specialistici, si sta ora diffondendo anche per patologie molto comuni come l’ artrosi, le tendinopatie, le lesioni muscolari. Il PRP è una sigla, sta per Platelet Rich Plasma, plasma ricco di piastrine e può essere prodotto dal sangue di ognuno di noi: si fa un normale prelievo, si mette la provetta in una centrifuga e dopo poco si formano tre strati di liquido ematico; quello intermedio ha un numero di piastrine molto più alto della norma, il PRP appunto che viene separato e conservato, basterà attivarlo per l’ uso. Procedura molto semplice e sicura, naturalmente solo sul donatore! La proprietà principale di questa “pappa” è la capacità delle piastrine di attivare i fattori di crescita tissutali stimolando di conseguenza i fenomeni di riparazione e rigenerazione e allora più piastrine nell’area lesa, più possibilità di guarigione. La somministrazione si effettua per infiltrazione locale all’ interno di articolazioni, tendini o muscoli di una quantità del preparato variabile a seconda della grandezza del danno e ripetuta in base all’evoluzione clinica. Effetti collaterali nessuno, a parte il dolore nell’ area infiltrata che può persistere per alcune ore. La teoria è molto valida ed i primi risultati sembrano incoraggianti, ma la necessità di avere a disposizione un laboratorio di analisi, un frigo per la conservazione, farmaci per l’ attivazione del prodotto e l’eventuale anestesia locale, un campo sterile , un ecografo per la sicurezza di infiltrare l’ area esatta, ne fanno una metodica impossibile da impiegare su vasta scala.
Rimane ovvio che se i futuri lavori dovessero dimostrare la sua assoluta validità dovremo tutti attrezzarci!
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Febbraio 28th, 2010 by admin

Morbo di Osgood-Schlatter, un nome strano, complicato, che suscita un certo timore. Ma non c’è da preoccuparsi; chiamata anche apofisite tibiale anteriore è una patologia molto frequente che interessa esclusivamente l’ età adolescenziale e colpisce appunto l’ apofisi tibiale su cui si inserisce il tendine rotuleo e sede di un nucleo di accrescimento osseo, punto debole dell’ apparato locomotore in un corpo che si sta sviluppando. Succede che ragazzini praticanti sport ad elevato impegno per il muscolo quadricipite, calcio, basket, volley, salti in atletica, cominciano a lamentarsi di un dolore sotto il ginocchio che si accentua dopo gli allenamenti; la cosa all’ inizio non preoccupa e si continua l’ attività, ma piano piano il dolore aumenta, limita la prestazione, è presente anche durante la giornata e compare una tumefazione. A questo punto si consulta un medico. Io, per tranquillizzare i genitori, utilizzo un’ espressione che può sembrare paradossale: questa è una malattia positiva! Lo spiego subito: innanzitutto è autolimitante e non lascia postumi (se curato), poi indica un buon tono muscolare, un buono stato fisico e non colpirà mai l’ adolescente pigro, che non fa sport, che non si muove. Naturalmente occorre prendere provvedimenti, ma anche qui non ci sono grandi problemi, sarà sufficiente un po’ di ghiaccio, l’ applicazione di prodotti topici e ovviamente l’ astensione da tutte le attività fisiche anche scolastiche che causano dolore, in particolare salti, calci e corsa per un periodo variabile da soggetto a soggetto ( un esame ecografico o risonanza magnetica ci sarà di aiuto), ma sicuramente non inferiore a trenta – quaranta giorni; l’ unico sbaglio sarebbe insistere e andare avanti stringendo i denti, pensando che tanto prima o poi passerà!
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Febbraio 8th, 2010 by admin

Con l’ utilizzo della risonanza magnetica nella diagnostica per immagini del ginocchio abbiamo “scoperto” nuove patologie ed una terminologia che fino ad una decina di anni fa non utilizzavamo; mi riferisco soprattutto alle cosiddette meniscopatie: meniscopatia degenerativa, meniscosi, lesione degenerativa del corno posteriore…In pratica la risonanza ci ha permesso di scoprire che qualsiasi processo degenerativo, dal post-traumatico all’ invecchiamento, può interessare anche la fibrocartilagine meniscale. Come comportarsi? Io credo che togliere un menisco o una parte di esso da un’ articolazione già sofferente possa solo peggiorare la situazione: per quanto malfunzionante può ancora svolgere in qualche misura il suo ruolo di ammortizzatore e distributore del carico e di certo non è il solo responsabile del dolore. Quante volte, eseguita una meniscectomia, dopo un breve miglioramento (dovuto al lavaggio articolare) il paziente ha maledetto quell’ intervento! E’ importante invece agire per ottimizzare il carico con plantari (anche se la loro efficacia è dibattuta), con ginocchiere elastiche di sostegno, ma soprattutto con esercizi di rinforzo muscolare specifico ed esercitazioni aerobiche per il controllo del peso corporeo. L’ utilizzo di infiltrazioni di acido ialuronico può essere un valido complemento. Speriamo che se ne convincano presto anche gli amici chirurghi!
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Gennaio 28th, 2010 by admin

Partita a calcetto tra over…, si sente un crac ed un giocatore cade a terra con le mani sul ginocchio; dolore violentissimo ma fortunatamente di breve durata, tanto che l’infortunato riesce a camminare e tornarsene a casa pensando a nulla di grave. Il giorno dopo però il ginocchio è molto gonfio, non si articola e non consente l’ appoggio, forse è meglio consultare un medico. Lo visito e la diagnosi clinica è rottura del legamento crociato anteriore, consiglio un esame RM che rivela invece la completa avulsione dell’ area spinale, zona di inserzione del legamento; praticamente, cosa assai rara in un adulto, ha ceduto l’osso. Clinicamente la conseguenza è la stessa, instabilità del ginocchio, ma chirurgicamente la differenza è enorme, trapianto tendineo contro reinserzione del frammento osseo. Ho assistito all’ intervento effettuato dopo una settimana in artroscopia dai dr Gabriele Caraffa e Remo Di Matteo: riposizionamento e fissazione con fili, perfettamente riuscito. La nota positiva è che in questo caso il tessuto legamentoso non ha subito danni per cui una volta attecchito l’ osso il ginocchio sarà anatomicamente intatto, ma c’è anche una nota negativa, l’ immobilizzazione completa in estensione ed il divieto di carico per almeno 30 gg. renderanno la rieducazione molto più difficoltosa rispetto al trapianto tendineo pro l.c.a.
Conclusione: meglio questo o meglio quello, sicuramente meglio non aver fatto quella partita!
P.S.: per la cronaca quel ginocchio appartiene a mio fratello Fabio.
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